Fare spazio, un passo alla volta: cosa scelgo di portare con me
Quando preparo una valigia solitamente, porto molte cose che poi non uso «così, non si sa mai». Capita anche a te?
Quando parto solo con lo zaino, no. Con lo zaino devo scegliere.
E ogni volta, in quella scelta, scopro una cosa semplice e un po’ spiazzante: quello che mi serve davvero è molto meno di quello che credo.
Fare spazio non è togliere: è scegliere ciò che ti somiglia e ti fa stare bene
Anche se le tue vacanze non prevedono uno zaino in spalla, resta pure qui: non si parla di zaini, ma di cosa scegliamo di portare con noi. E questo riguarda anche te, a partire da casa tua.
Questi sono appunti dal Cammino di Oropa, in Piemonte, che ho fatto qualche settimana fa: 70 km in quattro tappe. Ma parlano, in fondo, di casa.
Lo zaino ti fa scegliere
Un cambio, in caso di pioggia. Il necessario per la doccia. La cura dei piedi per le vesciche, poi quello che serve per le piccole emergenze. E fondamentale il cibo, l’acqua. Tutto deve stare in 6 – 7 kg. (Il mio zaino pesa sempre un po’ di più: non riesco mai a rispettare quel famoso 10% del peso corporeo.)
Con la valigia si accumula: «porto questo, e magari anche quello». Con lo zaino si fa il contrario. Si valuta. Si sceglie. Si decide.
La prima volta che ho preparato lo zaino per un cammino, ormai 10 anni fa, sul tratto da Siena a Roma, per me è stato stranissimo.
Ero abituata a riempire, non a togliere. Eppure, a distanza di anni, che sia una settimana, quattro giorni, dodici tappe, le cose che finisco per portare sono più o meno sempre le stesse.
La domanda che lo zaino mi fa, ogni volta, è questa «Cosa mi serve davvero?».
Il necessario non basta: serve anche ciò che ti fa stare bene
C’è una parte razionale, che pesa i grammi: tra due paia di ciabatte, porto le più leggere, anche se sono meno belle.
Ma c’è anche una parte sensibile, che non voglio lasciare a casa.
Una federa in cotone, per esempio: il sacco lenzuolo è pratico, ma a letto non mi fa sentire comoda come la mia federa morbida.
Un libro, anche piccolo.
Un ventaglio colorato.
Il taccuino con la penna. Quel momento di scrittura che, per me, non manca mai. Solvitur ambulando, dicevano gli antichi: si risolve camminando. E se al passo unisci la scrittura, i pensieri si sciolgono ancora meglio.
E le spillette attaccate allo zaino: mi piacciono per la grafica e per il colore, ma soprattutto per quello che custodiscono: una via Francigena con i suoi pellegrini, il duomo di Fidenza, la scritta «Il cammino di tutti». Mi ricordano da dove sono partita, e perché.
Tenere solo l’essenziale non vuol dire rinunciare alla bellezza. Vuol dire portarla nel proprio spazio anche in piccole cose. Scelte con cura.
Arrivare con la tua casa sulle spalle
Per chi si sposta a piedi per tanti chilometri, che sia un camminatore o un pellegrino, lo zaino diventa la propria casa portatile.
La cosa che mi commuove sempre è l’arrivo. Quando mi trovo davanti alla porta di un luogo che mi ospiterà sento una cosa strana e bellissima: un luogo che non conoscevo, per una sera, sa farmi sentire a casa.
Anche in questo cammino è successo in ogni tappa: in modo speciale nel campeggio della Sella, la seconda tappa. E al santuario di Graglia, dove un panorama sorprendente ci aspettava: l’abbiamo scoperto solo aprendo la finestra della stanza.
Perché quello che vale per lo zaino vale anche per casa tua
Quello che vale per lo zaino vale anche per la tua casa.
Non si tratta di avere meno. Si tratta di fare spazio a ciò che conta davvero.
Perché la casa somiglia a uno zaino.
Lo zaino lo portiamo sulle spalle, e quel peso si fa sentire. Diventa una parte di noi, chilometro dopo chilometro. Ma il superfluo lo sentiamo fisicamente, sulle spalle.
E lo sentiamo nel pensiero della fatica «questa cosa non mi serviva, potevo lasciarla a casa».
Una casa leggera, proprio come lo zaino, contiene l’essenziale.
Alla fine, un cammino non insegna a portare di meno. Insegna a scegliere meglio.
E quello che vale per lo zaino, torni a casa e lo ritrovi lì: negli armadi, sulle mensole, nelle stanze che attraversi ogni giorno.
Non serve partire per un cammino, basta cominciare da una domanda: «Cosa voglio tenere vicino?».
Che tu resti a casa o che tu sia in partenza con qualsiasi mezzo
Buon Cammino!
Francesca
Da portare con te
• Fare spazio non è togliere: è scegliere ciò che ti somiglia e ti fa stare bene.
• Un limite rende la scelta possibile: davanti a uno spazio piccolo capisci prima cosa conta.
• L’essenziale non esclude la bellezza: un oggetto che ti fa stare bene ha il suo posto.
• Il superfluo pesa anche quando non lo vedi, in casa come sulle spalle.
• La domanda utile non è cosa butto, ma «Cosa scelgo di tenere vicino?».
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Domande frequenti
Cosa significa ‘fare spazio’ in casa?
Non è buttare via. Fare spazio non è togliere: è scegliere ciò che ti somiglia e ti fa stare bene. Significa decidere cosa resta, e perché.
Fare spazio è la stessa cosa del decluttering?
No. Il decluttering guarda alle cose. Fare spazio guarda prima a te, e a come vuoi stare in quella stanza.
Da dove inizio a fare spazio in casa?
Da uno spazio piccolo e da un limite: un cassetto, una mensola. Il limite semplifica la scelta, come il peso dello zaino.
Come capisco cosa è essenziale per me?
Prova la domanda dello zaino: se potessi tenere solo quello che ci sta dentro, cosa ci metteresti? Quello che scegli per primo, di solito, è l’essenziale.
Devo rinunciare alle cose belle?
No. L’essenziale non è austerità. Un oggetto che ti fa stare bene ha diritto al suo posto, esattamente come una cosa utile.
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